Vedere le cose con occhi diversi

Vedere le cose con occhi diversi

Viveva in Oriente un ricchissimo cammelliere che aveva tre figli. In punto di morte chiamò a raccolta i figli e disse loro: Cari figlioli, prima di morire vi insegno un ultima cosa. Vi prego di ascoltare le mie volontà e di metterle in pratica senza modificarle e ne trarrete il più grande segreto sulla conoscenza.

Quando morirò voglio che dividiate così i cammelli che vi lascio in eredità:1/2 al primogenito, 1/3 al secondo ed 1/9 all’ultimo. Fate come vi dico e ne trarrete un grande insegnamento di vita.”

L’anziano padre morì ed i figli piansero, ma poi restarono stupiti, in quanto i cammelli erano 17! Dopo aver cercato di fare la divisione in tutti i modi, i figli misero in dubbio la salute mentale del padre ed incominciarono a litigare.

Quando ormai i figli avevano perso la speranza di arrivare ad una soluzione senza ingenerare un conflitto tribale, passò per la piazza del paese un vecchio saggio che si fermò alla fontana per abbeverare il suo cammello. Il saggio aveva una lunga barba bianca ed un grande turbante azzurro. Egli godeva di grande fama per la sua saggezza ed i tre fratelli chiesero disperatamente il suo aiuto perché avrebbero voluto rispettare le ultime volontà del padre.

Il vecchio saggio gli ascoltò in silenzio accarezzando la sua barba, si guardò intorno e inizio a dividere i cammelli esattamente come il padre dei ragazzi aveva chiesto, poi prese il suo cammello e ripartì.

Come era riuscito il saggio a dividere i cammelli? Egli aveva semplicemente aggiunto il suo cammello ad i 17 cammelli ricevuti dai figli in eredità, ed una volta che i cammelli erano 18 fu possibile dividere  secondo le ultime volontà del padre: 1/2 di 18 = 9, 1/3 di 18 = 6, 1/9 di 18 = 2. Quindi 9 + 6 + 2 = 17.

A quel punto il cammello del saggio non serviva più…….

Questa storia, come sostiene William Ury, in uno storico “Ted Talk” del 2010, assomiglia a molti dei conflitti anche complicati nei quali ci troviamo coinvolti. Si parte spesso con i 17 cammelli da dividere dove non c’è un apparente soluzione. In qualche modo ciò che dobbiamo fare è prendere le distanze , come fece il vecchio saggio, e guardare  il conflitto con  “occhi diversi” per trovare il 18° cammello.

In fondo l’umanità è come quei tre fratelli, siamo tutti una grande famiglia. Scientificamente, grazie alla rivoluzione nella comunicazione, tutte le “tribù del pianeta” sono in rapporto l’una con l’altra .

Il mondo è come una grande riunione di famiglia e, come molte di queste,  non sempre è tutto “rose e fiori”. Ci sono spesso disaccordi  e la domanda è: come affrontare le nostre differenze, data la propensione umana al conflitto?

William Ury, uno dei padri della Mediazione mondiale, sostiene che il segreto della pace e quindi della risoluzione dei conflitti è sorprendentemente semplice. Il segreto della pace siamo noi stessi, con il nostro modo di agire nella comunità che sta intorno al conflitto e che possiamo giocare un ruolo costruttivo.

I Boscimani, i più antichi abitanti dell’Africa Australe che vivono  in maniera primitiva nelle foreste del Sudafrica, quando c’è un conflitto, nascondono le frecce avvelenate nel bosco e si riuniscono in circolo (uno dei simboli della conciliazione) con le parti in conflitto e parlano per giorni interi finché non si trova un accordo. E quando ciò non accade invitano i litiganti ad andare presso dei loro parenti per riflettere e tornare al villaggio per riconciliarsi.

Questo  sistema primordiale,  dettato dall’istinto di conservazione umano,ci ha permesso di sopravvivere .

Attraverso l’individuazione della c.d. “terza posizione” equidistante dalle posizioni iniziali che generano il conflitto , possiamo avere un ruolo costruttivo ricordando alle parti che cosa è veramente in gioco, cioè il futuro di quella relazione e quindi l’invito a smettere di combattere ed iniziare a parlare e confrontarsi.

Quando sei coinvolto nel conflitto è molto facile perdere la prospettiva e reagire . Quando si è arrabbiati, puoi fare i migliori discorsi, ma non si ascolta il nostro interlocutore. E così la terza posizione ci ricorda questo e ci aiuta ad “andare al balcone” che è una metafora di cambio di prospettiva, dove possiamo osservare e valutare la controversia secondo un angolazione differente.

 Questa è l’essenza della mediazione, un terzo tra le parti che aiuta le stesse a vedere il conflitto in maniera diversa, con “occhi diversi” ma soprattutto con una visione costruttiva per trasformare il conflitto in confronto. (Ted Talk, Chicago Ottobre 2010, “La strada dal no al si” William Ury )

A cura di Avv. Pietro Elia